Revoring, un’ancora di salvezza

Revoring, un’ancora di salvezza

Quando una persona inizia ad allenarsi sa perfettamente che potrà controllare un attrezzo solo in determinati modi e difficilmente potrà trovare espedienti diversi, a meno che non gli vengano scellerate idee che di tanto in tanto si vedono nelle palestre.

Pensiamo ad esempio al bilanciere: il modo più semplice di utilizzarlo è afferrarlo con le mani o appoggiarlo sulle spalle per un front squat. Pensiamo ad una power bag: possiamo al massimo ancorare i piedi alle maniglie per creare un carico in un esercizio come il floor pull. La Kettlebell, invece, è vincolata all’uso delle sole mani.

E il Revoring?

Sono rimasto affascinato da una delle fantastiche caratteristiche di questa catena elastica di 14 anelli, ossia il fatto che può essere ancorata a qualsiasi parte del corpo: mano, polso, gomito, spalla, vita, coscia, ginocchio, caviglia o anche al piede per un lavoro free. Tutto ciò è di fondamentale importanza perché ogni presa può stimolare il nostro sistema nervoso a trovare nuovi adattamenti al movimento e permette di attivare maggiormente o rilassare alcune parti del corpo nell’esecuzione di un esercizio. Inoltre, cosa di non poco conto per noi trainer, permette di inventare un numero infinito di nuovi workout e quindi di non rendere mai monotono un allenamento per i nostri allievi.

Alla luce di quanto detto in precedenza, potrei definire il Revoring come un’ancora di salvezza alla quale potersi agganciare in qualsiasi modo, nella massima sicurezza, divertendosi ed allo stesso tempo raggiungendo grandi risultati in termini prestativi ed anche “psicologici” perché ci offre l’opportunità di uscire dalla comfort zone dell’allenamento per entrare in un mondo infinito di possibilità.

Salvatore Lauro

Personal & Functional Trainer